Se il tuo bambino piange….

tu respira !

La regolazione emotiva del bebè parte dall’adulto 🙂

Arriva presto per tutti i neogenitori.

Senza preavviso e inaspettato.

Quel pianto disperato del proprio figlio a cui non si è mai pronti arriva davvero presto. Un grido acuto e continuo che non si comprende ma che ferisce. E quanto ferisce. Entra e si impossessa di tutto. Con una morsa nello stomaco irrigidisce collo e spalle e ci travolge la testa. Ci toglie letteralmente il fiato.

E non ci si è quasi mai preparati cari genitori. Questo è davvero il problema.

Perché la maternità e il neonato sono trasmessi solo come eventi meravigliosi. Eventi totalmente positivi. Quasi da sentirsi in colpa nel faticarli, nel soffrirli.

D’altronde lo abbiamo sentito e letto ovunque no? Ripetiamolo anche qui: siamo la società più connessa di sempre ma anche più sola di sempre. Abbiamo tanti contatti ma poche relazioni concrete. Siamo pieni di consigli ma vuoti di aiuti. Specie quelli davvero pratici dalle nostre famiglie.

E guai a non saper gestire nascita, crescita e benessere delle nostre emozioni e quelle dei nostri figli. “Con tutti gli strumenti che avete oggi e che non abbiamo avuto all’epoca nostra…”

La verità è che quel pianto, che nessun genitore ha mai saputo gestire senza l’aiuto vero e concreto di chi ci è già passato, è letteralmente distruttivo. E quel volerlo far smettere subito è normalissimo. Insomma benvenuti nel club dei genitori stanchi, soli, incapaci e disperati.

Ma è proprio qui che può davvero succede qualcosa di davvero importante, anche se nessuno ce l’ha mai spiegato per bene.


Quello che ho visto (e vissuto) tante volte

Nel mio lavoro incontro ogni giorno genitori amorevoli, pieni di buona volontà e preparatissimi ma stanchi e soli.
Genitori che fanno tutto il possibile per prepararsi tecnicamente ma che nei primi momenti di pianto intenso, si sentono persi. Preparatevi cari genitori che di piangere e metterci alla prova non smetteranno fino all’età adulta.

Li riconosco subito.
Non per quello che dicono, ma per come respirano.

Il respiro è: corto, alto, trattenuto. Quasi non respirano.
Il corpo è in allerta, anche quando le parole cercano di essere calme. Il collo è rigido, le spalle alzate, il cammino pesante.

Ed è qui che spesso succede sempre la stessa cosa, matematica:
più il genitore è teso, più il bambino fatica a calmarsi. E più si vive in questo loop e più l’allarme si accresce e spengerlo è sempre più difficile.

Non perché tu genitore sbagli.
Ma perché il corpo del bambino risponde al corpo dell’adulto, prima ancora che ai suoi gesti e alle sue parole.

I bebè sono istinto e contatto puro. Un rapporto poco materiale e molto più energetico. Si forse si può dire anche spirituale. Loro non ci capiscono. Non comprendono ciò che diciamo, ciò che gesticoliamo. Inutile dondolarli per ore se il ritmo è irrequieto. Loro ci percepiscono. Punto. Ci fiutano. Sentono le nostre vibrazioni.

E sanno molto più loro, di ciò che noi stessi sappiamo.

Se vogliamo calmare un neonato o un bambino con un linguaggio che non trasmette vera calma, sincera serenità e vera sicurezza falliamo in partenza. E se non riusciamo a calmarci allora lasciamo stare in quel momento e cerchiamo qualcuno di esterno, di calmo e lucido, che possa sostituirci quel tanto che ci riporti alla calma. Perchè ricordiamocelo ancora: loro sono un sistema che sente. Punto.


Quel pianto non chiede soluzioni, chiede regolazione

C’è un altra idea frequente che cresce man mano che la stanchezza ci sommerge la ragione. “In braccio si sta viziando, lo fa apposta a piangere appena lo metto giu. ” Lo abbiamo pensato tutti. E dico proprio tutti. Di sicuro ce lo avrà detto anche qualche vecchia zia o magari il salumiere che ha visto crescere tuo padre. Mamme… Papà …. Un neonato non piange per metterti alla prova.

Piange per molti motivi che imparerete a conoscere. Potete trovare molti contenuti sui diversi pianti dei bebè.
Ma il pianto inconsolabile quando già avete provveduto alla poppata, al cambio pannolino, al diminuire stimoli, a curare l’ambiente intorno… è il suo sistema nervoso non è ancora capace di autoregolarsi.

Il pianto da reset ha solo bisogno di un adulto che faccia da “ancora”. Da faro.
Da riferimento stabile.

Ma se anche l’adulto è in tempesta, cosa succede?

Succede che due sistemi nervosi in allarme si amplificano a vicenda.

E allora il problema non è più il pianto.
È lo stato interno con cui lo affrontiamo.


Perché respiro e corpo vengono prima di qualsiasi tecnica

Come Osteopata e come esperta del respiro ho visto una cosa con grande chiarezza:
non è tanto cosa fai con il bambino, ma come ci arrivi e come lo fai

Puoi conoscere tutte le strategie del mondo.
Ma se il tuo corpo è rigido e il respiro bloccato, il messaggio che passa è uno solo: pericolo.

Quando invece il respiro e tutto te stesso davvero rallenta:

  • il tono del corpo cambia
  • la voce si abbassa naturalmente
  • il contatto diventa più sicuro
  • l’energia che abbraccerà i piccoli sarà ciò che loro stessi chiedono

E il bambino lo sente. Sempre.


Un cambio di prospettiva che libera

E se invece di chiederti:
“Come lo faccio smettere di piangere?”

iniziassi a chiederti:
“Come posso aiutare me a stare in questo momento?”

Non è egoismo e Non è nemmeno perdita di tempo. CREDIMI
È responsabilità emotiva.

Perché la tua calma non è un optional.
sarà il vostro rimedio magico ora e per tutti gli anni che caratterizzeranno pianti, liti, arrabbiature, divergenze da qui all’adolescenza.


Un esercizio semplice per i momenti di pianto intenso

Non serve farlo alla perfezione.
Serve farlo prima di reagire.

1. Fermati un istante
Anche solo due secondi. Prima di parlare. Prima di muoverti di scatto.

2. Porta attenzione al respiro
Inspira lentamente dal naso contando fino a 4.
Espira dal naso contando fino a 6.
Come se stessi “svuotando” il corpo.

3. Appoggia il corpo
Senti i piedi. Senti il peso.
Lascia andare le spalle.

4. Poi avvicinati al tuo bambino e digli anche in silenzio che ci sei
Non per farlo smettere.
Ma per esserci.

Questo gesto sopratutto all’inizio non calma subito il pianto.
Ma cambia completamente la qualità del momento. e poi cambierà anche il pianto.


Quando il genitore si regola, il bambino inizia a fidarsi

Molti genitori mi dicono:
“Non è che smetta subito di piangere…
ma io mi sento diverso.”

Ed è esattamente da lì che inizia il cambiamento.

Meno lotta.
Meno senso di colpa.
Più presenza.

Il bambino non ha bisogno di un genitore perfetto.
Ha bisogno di un adulto che sa tornare a sé.

Questo ci aiuterà anche in futuro quando non potremmo evitarli dolori, delusioni, pianti ma ci saremo. E ci saremo nel modo giusto. Trasmettendogli la calma, La Sapienza, la saggezza.

Attenzione però. Questa non è una bacchetta magica ne un farmaco che spenge tutti i recettori possibili.

Questo è un approccio che cambierà davvero la vostra percezione, quella del vostro bebè, i rapporti familiari (quanti di voi sono in crisi di coppia dopo la nascita del bebè ?) la vita presente e quella futura ma solo se ci metterete impegno, costanza e tempo


Questo si può imparare

La regolazione emotiva non è un talento innato. Anzi…
È una competenza psico-corporea che si acquisisce e si allena.

Con il lavoro sul respiro, con l’ascolto del corpo, con l’osteopatia quando serve, aiuto molti genitori a:

  • sentire prima lo stress ( fuori e dentro di loro)
  • rispondere e non reagire in automatico
  • vivere quei momenti critici con più fiducia (in loro, nel bebè, nella vita)

Non perché il pianto sparisca.
Ma perché non vi travolga più.


Un messaggio da portare con te

Quando il tuo bambino piange, non chiederti subito cosa fare.
Chiediti come stai respirando.

Perché la sua regolazione emotiva parte da te.
E tu puoi imparare a esserci, davvero.

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